1 Ottobre 2026

Chi parla per l’Antartide? Connessioni planetarie, diritti della natura e una nuova idea di diplomazia

di Roberta Bosu(1)(2)(3)(4)

  1. Ambasciatrice del Patto Europeo per il Clima per la Commissione Europea
  2. IUCN – membro del Comitato di comunicazione ed educazione
  3. Istituto Europeo di Design (IED) di Milano – docente del corso di “Comunicazione sulla sostenibilità”
  4. Global Campaign Lead for Antartctic Rights

Chiamiamo l’Antartide “il continente più remoto”, ma la parola è fuorviante. L’Oceano Australe assorbe una quota sproporzionata del calore e del carbonio di origine antropica; le acque intermedie che si formano attorno all’Antartide trasportano i nutrienti che alimentano gran parte della produttività biologica degli oceani del mondo; le acque di fondo antartiche ossigenano fino al 40% del volume oceanico globale; e per effetto gravitazionale la fusione della calotta antartica innalza il livello del mare più lontano da sé che nelle sue vicinanze, colpendo in modo sproporzionato le coste dell’emisfero settentrionale, Mediterraneo compreso.
L’Antartide è dunque legata ai ghiacciai, alle montagne, ai laghi e ai fiumi di tutto il pianeta da una rete
di connessioni fisiche misurabili. A questa rete fisica corrisponde una rete giuridica in formazione: dal fiume Whanganui alla laguna del Mar Menor, fino alla montagna Taranaki Maunga riconosciuta persona giuridica nel gennaio 2025, il movimento per i diritti della natura sta costruendo precedenti. L’iniziativa Antarctic Rights propone di applicare questo paradigma alla scala di un intero continente. L’articolo espone le basi scientifiche di queste connessioni, il percorso della campagna e uno scenario: come cambierebbe la diplomazia planetaria se l’Antartide avesse una voce propria.